movimento fat acceptance body neutrality body inclusive

Che cos’è il movimento per la Fat Acceptance e perchè riguarda tutte le persone

Viviamo in una società in cui il valore di una persona è spesso misurato in base al suo aspetto fisico, e in particolare al peso. Ma c’è un movimento che da decenni si oppone a questa visione limitante e discriminatoria: si chiama Fat Liberation, ovvero liberazione delle persone grasse. Ma cosa significa davvero? E perché questo movimento riguarda tutti e tutte, indipendentemente dalla propria taglia?

Una delle convinzioni più comuni – ma errate – è che la Fat Liberation sostenga abitudini dannose o che trascurino concetti importanti di attenzione e cura della salute. In realtà, questo movimento si ispira a principi riconosciuti a livello scientifico come quelli HAES (Health At Every Size) e degli Approcci Inclusivi al Peso e alla Salute (AIPS®), che mettono al centro il benessere della persona piuttosto che l’ossessione per il peso. Accompagnando le persone nel trovare, attraverso percorsi autoderminati, strategie e strumenti che possano supportarle nel raggiungimento di uno stato di benessere psicofisico.

Questi approcci sottolineano come diete restrittive, pressioni sociali e interventi focalizzati esclusivamente sul dimagrimento possano compromettere la salute fisica e mentale. Al contrario, favorire una relazione più equilibrata e compassionevole con il cibo e il corpo può essere una vera forma di prevenzione delle principali patologie di natura psico fisica senza trascurare aspetti quali privilegi e giustizia sociale.

fat acceptance body inclusive body neutrality

Quando poi, alla condizione di abitare un corpo grasso, si associa anche quella della disabilità, delle neurodivergenze, dell’orientamento sessuale, dell’espressione di genere, del credo religioso, delle disponibilità economiche, lo stigma e la discriminazione possono spostarsi su più livelli andando a creare una fitta rete nella quale senso di colpa, vergogna e senso di inefficacia si intersecano: la persona si sente responsabile della sua condizione e quindi non meritevole di chiedere e ricevere aiuto.

Se sei una professionista o un professionista della salute, hai una grande responsabilità: riconoscere la grassofobia come forma di discriminazione che ostacola le cure e può essere un fattore di rischio per altre patologie, come i disturbi alimentari. Rivedere i propri bias e offrire uno spazio sicuro e accogliente a ogni corpo è un atto di cura autentico.

In italiano:

Belle di Faccia – Di Mara Mibelli e Chiara Meloni

Fat Phobia – Di Sabrina Strings

Fat Shame – Lo stigma del corpo grasso – Di Amy Erdman Farrel

Grass* – Strategie e pensieri per corpi liberi dalla grassofobia – Di Elisa Manici

Antimanuale della Bellezza – Di Dalila Bagnuli

In inglese

The Contemporary Reader of Gender and Fat Studies – Di Amy Erdman Farrel

Se ti va’, lascia il tuo pensiero qui e confrontiamoci oppure condividi questo articolo con qualcuno a cui pensi possa servire leggere queste riflessioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto